martedì 15 maggio 2012

le "cosmicomiche" di Italo Calvino


Illustrando una scena dal racconto “LA DISTANZA DALLA LUNA”:

UNA VOLTA SECONDO SIR GEORGE H. DARWIN LA LUNA ERA MOLTO VICINA ALLA TERRA. FURONO LE MAREE CHE A POCO A POCO LA SPINSERO LONTANA: LE MAREE CHE LEI LUNA PROVOCA NELLE ACQUE TERRESTRI E IN CUI LA TERRA PERDE LENTAMENTE ENERGIA.
“Lo so bene! – esclamò il vecchio Qfwfq, – voi non ve ne potete ricordare ma io sì. L'avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quand'era il plenilunio – notti chiare come di giorno, ma d'una luce color burro – pareva che ci schiacciasse; quand'era luna nuova rotolava per il cielo come un nero ombrello portato dal vento; e a luna crescente veniva avanti a corna così basse che pareva lì lì per infilzare la cresta d'un promontorio e restarci ancorata. Ma tutto il meccanismo delle fasi andava diversamente che oggigiorno: per via che le distanze dal Sole erano diverse, e le orbite, e l'inclinazione non ricordo di che cosa; eclissi poi, con Terra e Luna così appiccicate, ce n'erano tutti i momenti: figuriamoci se quelle due bestione non trovavano modo di farsi continuamente ombra a vicenda.”

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